Ladri tutelati dalla privacy: furto di Smartphone non punibile, ecco cosa dice una recente sentenza
In alcuni casi l’eccessivo zelo con cui la magistratura tutela la privacy degli utenti, può ritorcersi contro coloro che hanno subito gravi ingiustizie. E’ il caso di una recente sentenza emessa dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea che ha stabilito che, in caso di furto del cellulare, il giudice non può chiedere alla compagnia telefonica di esibire i tabulati delle chiamate fatte dal ladro per rintracciarlo, né altri dati come la posizione o le pagine Internet visitate e così via.
Secondo la corte di Lussemburgo, la rivelazione di questi dati configurerebbe un’eccessiva violazione della privacy. Questi dati sensibili, secondo la stessa Corte di Giustizia Europea, possono essere richiesti soltanto in caso di un reato di particolare gravità. E questo principio, come riporta la causa numero 178 del 2022 decisa daIla corte di Lussemburgo, vale anche quando la legge italiana prevede espressamente questo accesso, e quindi soltanto per i reati puniti con una sanzione massima non inferiore ai 3 anni. Il furto di un cellulare, secondo la giurisprudenza, non rappresenta dunque un reato di una particolare gravità tale da richiedere una violazione della privacy. Pertanto il giudice incaricato di indagare non può autorizzare l’accesso ai tabulati per identificare gli autori del furto del cellulare.
Una vera e propria ingiustizia per chi subisce il furto del proprio dispositivo mobile, il cui valore, in alcuni casi, può anche superare le mille euro. Si tratta di una situazione analoga a quella relativa al divieto di diffondere le riprese video delle telecamere interne che riprendono i ladri in azione a casa propria. Le riprese video, infatti, sia con che senza audio, rientrano nella categoria dei dati personali da tutelare. Secondo la legge, le persone che entrano nello spazio monitorato dalle telecamere, possono essere ben identificabili in base al loro aspetto. Ecco perchè le riprese non possono in alcun modo essere comunicate a terzi, al di fuori di quanto necessario per una denuncia-querela.
Con una recente sentenza della Cassazione, è stato punito un utente che ha pubblicato via social le immagini dei ladri che sono entrati in casa propria. Tale comportamento, secondo la normativa vigente, costituisce una violazione della normativa in materia di protezione dei dati personali. Chi pone in essere questa condotta è passibile di sanzioni amministrative e penali ai sensi dell’art. 167 del ‘Codice privacy’ e obbligo al risarcimento del danno”. E’ invece ammessa dalla legge la possibilità di fornire le immagini suddette alle autorità per corroborare le attività di indagini finalizzate all’identificazione dei responsabili del furto.
Rimangono molte perplessità in merito alla legittimità dell’obbligo, per i privati cittadini, di “comunicare i dati relativi ai propri impianti di videosorveglianza”. La tutela della privacy viene ritenuta fondamentale dal legislatore, spesso al punto tale da tutelare la dignità di malfattori e malviventi a discapito dei diritti di chi vede violato il proprio domicilio o il libero godimento degli oggetti acquistati.
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